“Le nostre scelte sono proprio sempre le nostre?”

Ultimi post dal Blog

  • VENTO

    Tacque finalmente il vento

    nel silenzio lo spavento

    del cielo buio pesto.

    Cercai di pescare una stella

    con un’esca di carta stagnola

    invece nulla

    solo il ripiego dolce amaro

    del cioccolatino

    che vi era avvolto.

    Tacque finalmente il vento

    che urlava là fuori

    entrò scassinando l’apatia

    e scappò via

    risucchiando ogni goccia di calma.

    Poi tornò a rinchiudersi

    in petto

    e lì rimase

    scatenando la danza

    al ritmo d’ogni battito.

    Ora non si muove più foglia

    attonito il cielo nero terso

    fissa il mondo dormiente

    soffia dentro scompiglio

    domani si attende un altro risveglio.

    Tosca Pagliari ( 8 febbraio 2022).

  • COME UN GATTO

    Dormire come un gatto

    con la testa rincantucciata nella coda.

    Il corpo un anello

    senza inizio e senza fine

    un abbraccio di vita e morte.

    Nel mezzo soltanto

    un respiro di fusa

    nel mezzo soltanto

    un’illusione.

    Svegliarsi

    come un gatto

    stirando le giunture

    elastiche del corpo

    allenando lo scatto

    che occorre

    per attraversare

    gli ostacoli del giorno

    un giorno alla volta.

    Tosca Pagliari (10 febbraio 2022)

  • RIBALTAMENTO

    Come cambia la pelle nel tempo!

    O è il tempoche cambia pelle?

    Può darsi, sì, può darsi

    che abbia il tempo

    un’età sua

    non mia.

    Può darsi, si, può darsi

    che abbia il tempo

    una precarietà sua

    non mia.

    Tosca Pagliari (13 febbraio 2022)

  • L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE (1964)

    Una sera, forse, si fece lo sfoglio in diretta via radio, perché il nonno era attento ad ascoltare sfilze di nomi a non finire ed anche lei finì per memorizzarne alcuni, quelli che le parvero più buffi perché davano l’idea d’essere allo zoo: Leone, Cicogna, “Sarà gat”.

    – O che tu ridi bimba?

    – O nonno, ma son nomini tanto strani e perché “sarà un gatto”?

    Il nonno rise fino alle lacrime con la sua bocca sdentata. Pareva un bimbetto alla prima dentizione, ma con la faccia avvizzita. Diceva di non volersi fare una dentiera come Pia perché tanto ormai gli restava ben poco tempo da masticare che non valeva la pena far arricchire il dentista.

    – L’è bella codesta: “Sarà un gatto”!

    – Non si dice mica così. Saragat è un cognome e si scrive tutto attaccato e con la lettera maiuscola. Che stai a sentire “Sarà gat”?

    Puntualizzò Irina trovando sconveniente che la figlia dicesse stupidaggini.

    Il nonno però ci aveva preso gusto ed anche la nonna se la ridacchiava tutte le volte che sentiva quel cognome. Ada avrebbe voluto stare a sentire per chissà quanto, ma si fece tardi ed il nonno sbadigliando disse:

    – Mi pare sia l’ora che arrivano i Pisani, e quella l’è l’ora che i bimbi vadano a dormire.

    – Ma mi garbava ‘osì tanto!

    – A letto e senza fare storie, che si son consumati già troppi ciocchi al foco! Via, si va tutti al caldo sotto le coperte.

    Sentenziò Pia e non ci fu nulla da fare.

    La mattina dopo, Ada si svegliò al calduccio del letto. Dai vetri della finestra si scorgeva qualche fiocco di neve, dal pian terreno giungeva l’odore del pane tostato sulla brace del camino e del caffè d’orzo fatto bollire nel bricco d’alluminio.

     Il nonno entrò dalla porta della camera. Aveva un cosino in mano tutto intirizzito e la gatta di casa gli andava dietro miagolando.

    – Madonnina…, bada te se doveva andare a fare i figlioli in soffitta con codesta gelata, madonnina…, Son tutti belli e stecchiti, ma almeno la tu’ nonna non dovrà affogarli nella fogna. Non c’è mica di che scegliere stavolta, o campa questo qui o non se ne fa nulla. È tutto diaccio marmato, proprio freddo come il marmo anche questo e mi pare bello che stecchito, ma mettilo lì nel tu’ letto, magari al caldo rinviene.

    Ada lo tenne sotto le coperte lisciandogli delicatamente la tenue peluria, dopo un po’ capì che si era mosso e ne ebbe conferma quando udì un flebile gnaulio. La gatta balzò sul letto, cominciò al leccarlo tutto e dopo prese ad allattarlo.

    Ada allora si alzò, si ficcò un pesante maglione sopra il pigiama, calzò le ciabattine imbottite di lana e scese in cucina affamata e vogliosa di quelle fragranze mattutine.

    – Vieni bimba, su che si mangia – le disse il nonno.

    – Lo sai che il gattino s’è ripreso.

    – Ben per lui. E lo sai che anche quell’altro gatto ce l’ha fatta.

    – Quale gatto?

    – Quello di ieri sera alla radio, è Presidente d’Italia.

    – Davvero? Sarà gat è Presidente?

    – “Saragat”!

    Corresse la madre con voce perentoria …

    E il nonno:

    …– Dai si torna su a vedere il gattino. Ma te ci pensi? “Sarà gat” e poi due gatti in un colpo solo!

    Brano tratto da “Le foto salvate” di Tosca Pagliari

  • QUO VADIS?

    Tutto online.

    Tutto sulla linea.

    Tutto allineato

    come i pianeti

    nelle inquietanti combinazioni astrali

    come i soldati

    prima di rompere le righe.

    Tutto online

    nell’etere eterno

    dell’ immateriale

    sospeso sul mondo

    e preso

    nella vasta rete.

    Tu lo sai

    dove vai?

    Siamo nati nomadi

    erranti di mete

    erranti di sbagli.

    Chissà dove e come

    stiamo camminando

    eppure procediamo

    come nei secoli dei secoli

    Amen

    Tosca Pagliari (28 novembre 2021)

  • SOLSTIZIO D’INVERNO

    Solstizio d’inverno

    che punge nell’aria.

    Luce rarefatta filtra le nubi.

    Arriva quel tempo pesante

    di coltre

    e vorrei già essere oltre.

    Tosca Pagliari ( 21 dicembre 2021)

  • RICORDI DEI TEMPI DELLA MIA BEFANA

    Vengo dalla cultura della Befana. Né Babbo Natale , né le anime dei defunti. Nell’ innocente credenza della mia prima infanzia c’era la Befana. In quel luogo c’era la Befana non solo per me, ma per tutti i bambini dei dintorni. Era un’attesa lunga, si doveva passare il Natale e pure il Capodanno e poi ancora dei giorni. A quell’età un giorno forse valeva più di un anno di adesso. In terza elementare sapevo contare alla rovescia e avevo un’idea un po’ più precisa della successione cronologica, ma ancora credevo nella Befana e ogni giorno informavo i bambini più piccoli di quanto tempo mancasse al suo arrivo. Fu così che uno di loro mi dette della bugiarda perché il giorno prima gli avevo detto che mancavano quattro giorni e il giorno dopo invece lo avevo informato che ne mancavano tre. Cercai di farglielo capire, ma quello continuava a dire che il giorno prima lo avevo imbrogliato dicendogli un numero diverso da quello attuale. Alla fine mi infuriai e lo picchiai di brutto. Fu così che le presi pure io da mia madre insieme alla minaccia che la Befana mi avrebbe portato solo carbone. Non mi persi d’animo e risposi che non me ne importava nulla perché tanto avevo pure la Befana del carabiniere e che quella lo sapeva che ero stata provocata. Lo dissi seria e compunta, ma ricordo che risero fino alle lacrime la madre della picchiatrice e quella del picchiato. Poi la mattina del sei gennaio la Befana mi fece comunque trovare i giocattolini dentro un’enorme calza e nel pomeriggio mio padre in divisa mi portò con sé in piazza a ritirare il regalo della Befana del carabiniere. Questa notte della Befana la dedico al ricordo dei miei genitori e a quel tempo della mia vita infantile che aveva sempre della magia anche nelle situazioni più difficili.

    Buona Befana a tutti, anzi Buona Epifania intesa proprio come manifestazione di ciò che vi è più caro e più desiderato.

    Tosca Pagliari ( 6 gennaio 2022)

  • FATTI MARE

    Se ti arriva un sasso

    fatti mare

    lascia passare

    senza apertura

    senza chiusura

    senza ferita

    senza che resti tramortita.

    Fatti mare che non si strappa

    né si ricuce

    e lascia passare

    sassi e luce.

    Fatti mare

    e deposita sul fondo

    poi continua a specchiare

    finché cielo è sul mondo.

    Tosca Pagliari ( 9 gennaio 2022)

  • PER QUESTO NATALE

    Per questo Natale

    vorrei un giorno normale

    di gente tranquilla

    che non strilla

    per un nonnulla

    di gente pacata e cortese

    di poche pretese

    che non sbuffa

    né sì azzuffa

    né cerca baruffa.

    Per questo Natale

    vorrei un giorno normale

    di strette di mano

    senza timore

    di un sorriso umano

    d’occhi e di cuore

    e di bocca  non mascherata.

    Vorrei quel che si aveva

    insieme una bella serata

    una stanza affollata

    il piacere della risata.

    Quest’anno a Natale

    vorrei un giorno normale

    proprio uno di quelli 

    che non si sapeva, ma erano già così belli

    e vorrei non temere più il male

    né di corpo né di animo

    vorrei  solo un giorno di quelli

    e che veramente Natale si chiamino.

    Tosca Pagliari

  • CHI MI ERA CARO NON E’ MAI MORTO

    Chi mi era caro non è mai morto

    è andato a vivere nel mio cuore.

    Sulla sua tomba ci porto un fiore

    ci poso una luce.

    Con la mia voce

    intensamente prego

    ed ecco

    che alla sua presenza mi ricollego.

    Tosca Pagliari, 2 novembre 2021