Author: Tosca Pagliari

  • PROSSIMAMENTE SU QUESTO BLOG

    TITOLO

    “UN CAPPOTTO ROSSO FIAMMANTE”

     

     

    DEDICA

    “Dedicato alle donne
    sempre capaci
    di trovare gioia
    anche nel dolore
    poiché prescelte
    a dare nuova vita.”

    SINOSSI

    “La promessa era un cappotto nuovo per la domenica seguente. Si doveva proprio comprarlo e lei aveva già i suoi gusti: decisamente rosso con i bottoni dorati e il taglio allargato verso l’orlo come la corolla di un fiore. Fu una notte di sogni e di cappotti che s’inseguivano”.

    “C’era di che rivoltarsi contro il mondo intero, ricaricarsi con lo spirito della brigantessa alla quale giocava da bambina, ma lei brigantessa poteva esserlo solo per gioco, solo per illusione, in fondo conservava uno spirito docile. O forse no, che ognuno può sapere chi è stato, ma mai scommetterci su chi sarà.”
    “Tania era entrata nello studio che era una persona e ne era uscita che era un’altra persona perché si compiono metamorfosi incontrollate e repentine in tutte le persone del mondo dalle più forti alle più deboli, dalle più istruite alle più ignoranti, dalle più furbe alle più sciocche, dalle più potenti alle più umili, perché in fondo tutti di carne e spirito siamo plasmati.”
    “Diceva a se stessa di essere un’egoista, ma un’altra se stessa le rispondeva di non vergognarsene perché gli stati d’animo non si costruiscono, spuntano da soli come i funghi su terricci sereni o terricci inquieti e possono essere buoni o velenosi.”
    “Era nel tempo in cui si possiede anche oltre l’universo. Quel tempo in cui ci siamo stati tutti e poi pian piano la vita ci ha scacciati. Scacciati in modi diversi, bruscamente o con tatto, presto o tardi, ma comunque scacciati. Scacciati, perché non ci fosse alcun Eden per nessuno”.
    Tre nomi per una sola persona. Pregiudizi e consuetudini familiari ne segnano il destino fin dalla più giovane età. La protagonista, prigioniera di scelte che non sono le proprie, lotta per costruirsi un avvenire a sua misura. Le sue armi sono la tenacia e lo studio. Armi difficili da tenere affilate perché si spuntano spesso con il senso di responsabilità materna, con le convenzioni sociali, con gli interessi e le falsità altrui. Ma per ogni presente c’è sempre un futuro, dopo ogni giorno c’è una pagina nuova, una pagina bianca, basta voltare quella di prima per trovarla. E anche dal passato possono giungere incoraggiamenti , sia pure lo spirito indomito di una brigantessa che continua a scorrere nelle vene. Comunque si trova il modo di una rivalsa perché alla fine la vita lascia sempre un ultimo regalo da scartare con cura.
    Tosca Pagliari

  • DEDICATA

    Dedicata a chi è vivo
    e vive nel buio
    e scosta tendine
    d’oscurità
    per procedere oltre
    e oltre ancora.
    Dedicata a chi viaggia nel tunnel
    e aspetta la luce,
    fosse solo una scintilla
    per inventarsi un sole.
    Tosca Pagliari (vigilia di Carnevale 2015).
  • IL POTERE DELLA PAROLA

     

    Che potere ha la parola! La parola racconta, ricorda, insegna, comanda, persuade, dissuade, spiega, confonde, interpreta, inventa, descrive, indica, conforta, aggredisce, loda, umilia, legifera, condanna, assolve, critica, decodifica, comunica, diventa letteratura e poesia e filosofia, forma pensieri che generano altre parole .
    Come sarebbe l’umanità senza parole?

    Silenzio. Solo silenzio e sguardi. Solo silenzio e colori. E musica al posto del silenzio. E numeri forse. Un linguaggio di numeri e schemi?
    Parole nascono, parole muoiono, parole cambiano, parole figlie e madri di altre parole. Parole di tante lingue diverse. Si possono mai imparare tutte le parole del mondo, quelle che sono e quelle che furono?
    E anche a saperle tutte capiremmo di più? Più parole più pensieri, più pensieri più capacità d’intendere. Forse.
    Intanto se non avessi avuto le parole come giocherei, come mi farei compagnia?
    “ Mi piace quando suono sui tasti le parole. Mi piace la musica del dire con le dita che giocano tra lettere e segni solleticando l’animo stupito.”
    Mi piace anche stasera che è sera di ricordi, di pensieri, di tentativi di consolazione, di tentativi di spiegazione con tutte le parole conosciute.

  • DI NUOVO GENNAIO

    Di nuovo gennaio, anno nuovo, nulla di nuovo. Solite pile di bollette da pagare. Perchè tutte con le scadenze a gennaio? Per ricordarci che la tredicesima era solo un prestito momentaneo da restituire, quattro e quattr’otto, il mese dopo.

    Di nuovo gennaio, anno nuovo, nulla di nuovo. Soliti fattacci di cronaca. Perchè il mondo non è nuovo, ma sempre vecchio, sempre uguale e la Storia non insegna affatto.

    Di nuovo gennaio, anno nuovo, nulla di nuovo. Solite incombenze burocratiche. Perchè sarà tutto anche nuovo e informatizzato, ma poi sempre di scartoffie si tratta anche se virtuali. E’ la parte peggiore del mio lavoro, catalogare in verifiche, numeri e giudizi quelle magnifiche, adorabile canagliette che ti sorridono tutte le mattine. E loro sì che sono nuove, creature in progress in cui riporre la speranza che siano migliori di noi e di tutti quelli prima di noi, che ce la facciano davvero a cambiare la Storia una buona volta.

    Di nuovo gennaio, anno nuovo, nulla di nuovo. Solo un anno in più, un anno di vita in più. Non sarà tanto, ma neanche poco, la vita non è una garanzia per nessuno ed ogni passo avanti è un miracolo.

    Di nuovo gennaio e poi febbraio … che cambia? E’ solo una misura dell’umano scandire. Ma come si fa a non cercare un senso in qualcosa che magari ce l’abbia?

     

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  • STUPORE NATALIZIO

    Come mai si poteva immaginare un Natale con la cucina trasformata in un Internet point, con la connessione fissa al social network più trafficato del momento, con tutte le più odierne applicazioni del cellullare e col  plin plin continuo delle ripetute notifiche?

    Come mai si poteva immaginare di vedere le case addobbate e le tavole apparecchiate di chicchessia con un clic? Come mai si poteva immaginare di stare così vicini e così lontani al tempo stesso? La tecnologia ha azzerrato le distanze o ha preso le distanze?

    Non lo so, ma ad essere sincera mi piace. Se penso alle ansie di lettere che tardavano ad arrivare, di lunghe attese per avere la comunicazione via centralino… Ecco sì che mi piace.

    Se penso ai presepi e alle visite del vicinato, alle novene col bracere, al campanello di casa che non suonava mai perchè la porta stava socchiusa ed era tutto un via vai… Se penso alle letterine d’auguri, quelle che avevano da poco scoperto la preziosità della sbriociolante polverina dorata, se penso alla scrittura tonda e attenta della penna non cancellabile e le parole scelte con sfilze di buoni propositi già traditi una volta posta la firma …   ecco non lo se mi piaceva di più allora.

    Ma le cose di un tempo appartengono a quel tempo e nulla è meglio o peggio, ma soltanto diverso.Solo che, con tutta la mia fervida giovanile fantasia, mai avrei potuto immaginare quel che c’è adesso.

    E mi stupisco in anticipo per quel che ci sarà poi.

    Oltre la porta del futuro nessuno può sbirciare, chi vivrà vedrà.

    Buon Natale tecnologico a braccetto con le tradizioni!

  • Aria di Natale

    Aria di Natale, solita aria di Natale. Per fortuna che passerà. E passo dopo passo passa tutto.

    Mi piacerebbe un Natale addobbato solo di fiori e con regali fatti solo di azioni.

     

    Mi piacerebbe un Natale senza fronzoli e senza abbuffate.

    E poi se Natale è Natale mi piacerebbe un miracolo di Natale: un attimo solo con chi non c’è più.

     

  • DI TUTTO DI NULLA

    Parlerei di chissà che, parlerei di tutto, invece parlerò di nulla. Impossibile? No. E neanche originale come idea. La maggior parte delle volte si parla di nulla travestito di tutto. E il silenzio non parla, il silenzio ascolta,il silenzio percepisce.

    C’è un termine che forse indica bene il concetto: “blaterare”. Quel bla bla ritmato di cui non si coglie alcun senso e che concilia il sonno, fa da sfondo ad altri pensieri per conto proprio.

    Ho l’influenza e i pensieri influenzati, forse delirio, forse sono molto saggia. Certo è che i malanni spostano l’ottica del pensiero e del percepire la vita.

    Ho già usato circa cento parole e non ho detto nulla.O forse ho detto tutto?

    Di tutto di nulla, raffreddore e aspira con effetto pensieri allucinogeni.

    Buona giornata.

  • DIVERSITA’

    Menomale che esiste la diversità. Un mondo di cloni sarebbe stato una follia. Menomale che esiste il pensiero divergente o saremmo rimasti fermi in chissà quale situazione. Eppure ci sono ancora pregiudizi e convinzioni disfattiste. Di fronte alla diversità si finge d’ignorare, ci si arrende, ci si accapiglia …

    Se poi è la natura che cambia le regole, che scombina una mappa cromosomica regalando un cromosoma in più ecco una creatura con la sindrome di Down.  Una creatura che crescerà, diventerà un uomo o una donna e se non potrà sconfiggere la patologia potrà comunque, con sforzi e strategie, avvicinarsi quanto più possibile alla cosiddetta “normalità”. Perchè “ANDARE OLTRE SI PUO’”. E “GUARDA COSA E’ SUCCESSO”

     

     

     

  • TRA LUNE E SOLI


    Avevo principio di pianto
    poi ho visto la luna
    tonda
    con faccia di madre
    millenaria
    osservatrice
    del mondo.
    Avevo principio di pianto
    poi ho visto il mare
    partorire il sole
    disco di luce
    millenario
    calore del mondo.
    Avevo principio di pianto
    poi ho sentito
    scorrere il tempo.
    Ticchettio
    di notti e di giorni
    di giorni e di notti.
    Avevo voglia di pianto
    poi ho sentito
    fuggire il tempo
    e la briciola spersa
    del mio passaggio.
    Avevo voglia di pianto
    poi ho capito
    che il più era già passato
    e toccava solo passare il meno
    del tempo che resta
    sulla scena del mondo.
    Avevo voglia di pianto
    e mi sono sorrisa dentro:
    se ho fatto il grosso
    saprò fare anche il poco
    tra lune e soli
    soli e lune
    ora e dopo
    e poi
    nulla.

    Tosca Pagliari (ottobre 2014)

  • MI PIACE CHE PIOVE

    Piove,

    mi piace

    la casa che tace

    e fuori che piove.

    La gatta dal retro

    del vetro

    caccia

    la goccia

    e resta stranita.

    Piove

    musica infinita

    ora monotona

    e ora alterna

    che culla la voglia

    di sonno.

    Piove

    mi piace

    che piove

    mi porta

    un senso di pace.

    (Tosca Pagliari, ottobre 2014)