Author: Tosca Pagliari

  • PARLANO LE MADRI

    Parlano le madri
    trepidano le madri
    s’affannano le madri.
    Hanno battiti di cuore accelerati
    e respiro intenso.
    Hanno allerta di segugio
    balzo di tigre
    ala di chioccia
    lingua che lecca ferite
    di cuccioli.
    Hanno un grembo che sgrava
    e resta aperto per tutta la vita
    giaciglio pronto per ogni debolezza
    per ogni paura, per ogni tristezza.
    Hanno lacrime asciutte
    e lacrime calde
    morbidi seni
    mani indaffarate
    guidano passi
    e imparano anch’esse
    un nuovo cammino.
    Parlano le madri
    parlano
    e in ognuna di loro
    piange una donna
    combatte una guerriera.
    Parlano le madri
    hanno tutte le stesse parole
    le stesse ansie
    gli stessi sogni
    in volo su ali di farfalle
    verso il futuro.
    Parlano le madri
    e parlano i loro occhi
    con luci d’orgoglio
    apprensione e smarrimento.
    Parlano le madri
    con voce tremante
    con senso di colpa
    con voce decisa
    con tono di difesa
    con voce contenta
    con tono di vanto
    con voce perplessa
    di domanda senza risposta.
    Parlano le madri
    parlano tutte le madri del mondo
    parlano tutte la stessa lingua.
    (Tosca Pagliari – dicembre 2015)

  • LETARGO NATALIZIO

    Il mio senso del Natale sarebbe andare in letargo verso la seconda metà di novembre senza svegliarsi prima della seconda metà di gennaio, ma, dato che fa ancora freddo, forse meglio la seconda metà di marzo. Come un orso? Sissignore come un orso! Orso proprio orso non il dolce Teddy Bear in versione natalizia.

    Natale me lo ricordo da sempre come una strana morsa allo stomaco, come una smaniosa attesa e una susseguente delusione. Forse sarà perchè il bombardamento mediatico prenatalizio fa accendere troppe aspettative. Forse sarà quella macchina che si mette in moto con tutte le incombenze: cibi, regali, visite, abbigliamento, addobbi domestici … Forse sarà una strana voglia di ribaltare tutti i luoghi comuni.

    Eppure mi scopro fautrice delle tradizioni, anche di quelle che si stanno perdendo o si sono già perse. Allora perchè respiro di sollievo quando intorno al dieci gennaio vedo scomparire definitivamante ogni apparenza natalizia? Perchè sono un orso? Forse ecco è tutto lì il mistero: sono un orso nervoso a cui è impedito il tanto desiderato letargo.

    Buon Natale a chi ci crede, a chi ci spera, a chi ci gode, a chi lo ammira … Buon Natale festanti “natalini”, manca poco datevi da fare!

    Mi piacciono a Natale quei film stupidotti e allegri, i cosiddetti “film panetteni” dove spesso la gente per Natale scappa verso luoghi caldi e divertenti. Mi piacciono perchè un po’ incarnano la mia smania di deviare il corso del tradizionale Natale, ma mi chiedo: “Un orso lo imbarcano su un aereomobile di questi tempi?”

    Toh! Ho trovato un collega: un orso non in letargo che si affaccenda con il Natale. Forse il bello del Natale sono le gioie dei bambini. Divertitevi allora bimbetti d’età e bimbetti di spirito.

     

    http://www.dailymotion.com/video/x2is34s

  • L’EMOZIONE DELLE COSE

    Quanto ho amato e amo la narrativa di Isabel Allende! Ma stanotte ho compiuto un tradimento, mi sono invaghita di Angeles Mastretta per il suo romanzo “L’emozione delle cose”. Io e lei, un tutt’uno appassionatamente: più o meno stessa età, stessi pensieri, stessa filosofia di vita. Ecco la mia mezza mela spirituale? No, l’altra mezza mela credo sia il complementare non l’identico. Il mio specchio allora? Forse un amore narcisistico, una forma di auto approvazione. No, neanche. Così sarebbe vanità e vanità non è stata. Ritorno alla parole amore che racchiude l’immenso e il ponderabile, l’immediato e l’eternità, poi, forse, trovo il termine adatto: affinità elettive.

    “L’emozione delle cose” è già di per sè un concetto di vita che mi appartiene. Ho da sempre una teoria animistica è la stessa della mia infanzia con tutti i presupposti di una razionalità adulta. Del resto se ho scritto un incipit come “Anche le case hanno un’anima e dei sentimenti …” Posso ben giocare, adesso, con le parole e dire che anche le “cose” hanno un’anima e dei sentimenti. Non ce l’hanno per loro natura, ma glieli infondiamo noi, come per osmosi, caricandole di ricordi, che si chiamano affetti ,che si chiamano nostalgia, che si chiama voglia d’eternare il tempo che scivola via. Ma ognuno di noi in un oggetto il tempo lo ferma, compie la magia di risvegliare, tutte le volte che vuole, ciò che il tempo si è portato via.

    Voglio riportare i passi del libro che più mi hanno colpito.

    “OGNUNO HA IL SUO ROMANZO, SE LO PORTA SULLE SPALLE, LO INTESSE TUTTI I GIORNI. E, A VOLTE, VI RICAMA IL PAESAGGIO DEI SUOI ANTENATI COME SE FOSSE IL PROPRIO”

    ” IL COMPUTER MI SOTTOLINEA TRISTEGGIARE, NON ACCETTA L’ESISTENZA DI QUESTO VERBO. PERCHE’ NON MI HANNO CONSULTATA PRIMA DI COMPILARE IL DIZIONARIO? TRISTEGGIARE E’ INDUBBIAMENTE UN COMPORTAMENTO IRRAZIONALE, UNO STATO D’ANIMO CHE NON SIGNIFICA PER FORZA ESSERE RATTRISTATI, E’ ESSERE INVASI SENZA CAUSA APPARENTE DA UNA TRISTEZZA CHE COMINCIA AD ESERCITARE LA SUA ATTIVITA’ SENZA IL NOSTRO PERMESSO … TRISTEGGIARE E’ NON OSARE DIRE TRISTEZZA”.

    ” NON IMPORTA COME, COSA SCRIVO. IMPORTA NON AMMUTOLIRE DURANTE IL CAMMINO. VOGLIO SCRIVERE CON UMILTA’, SPINTA DAL DESIDERIO, GIOCANDO. VOGLIO SCRIVERE COME QUANDO CHIACCHIERO, SENZA TREGUA E SENZA OSSERVARMI TROPPO. PENSANDO SOLO ALLA STORIA, SOLO AL PIACERE DI RACCONTARLA PERCHE’ QUALCUNO ABBIA VOGLIA DI LEGGERLA.”

    “CREDO NELLE PERSONE, NELLE STELLE, NELL’ARCOBALENO, NELLA MUSICA E E NEGLI ALTRI MIRACOLI DELL’UNIVERSO. CREDO ANCHE CHE FINO A QUANDO NON INVADE LA VITA DEGLI ALTRI CON IL PROPRIO CREDO, OGNUNO PUO’ CREDERE QUELLO CHE VUOLE”.

    Ogni volta che leggo compio un viaggio. Spesso viaggio di notte evitando le soste e gli intoppi del viaggiare di giorno. Poco importa se il viaggio finisce all’alba perchè nè sonno nè stanchezza mi assalgono. So solo che al mattino approdo in un posto nuovo, è il Paese del mio Io che è diventato Universo. E’ il posto in cui il mio Io diventa Tutti, dove qualunque sconforto s’alleggerisce ed evapora verso altre galassie perchè  da qualche altra parte, in qualunque altra direzione posso andare incontrando altri pensieri.

    Buon giorno a tutti quelli che avranno letto fin qui.

    Grazie a mio figlio che mi ha fatto dono di questo libro.

  • COME FAR NASCERE IL VIZIO DI SCRIVERE

     

    In una delle mie classi sto per avviare un laboratorio di scrittura creativa. Sono piena di entusiamo e perplessità, è una classe molto numerosa ed io ho una centrifuga di idee da organizzare. L’unica certezza è che sarà un lavoro faticoso e appassionante, un lavoro che si definirà da solo mano a mano che prenderà forma. Sicchè starci troppo a ragionare non fa bene, bisogna iniziare ed agire di volta in volta. La piega si prenderà da sè ed è proprio ciò che m’incuriosisce e mi sprona. Ad ogni mio alunno  ho dedicato questo:



    Scrivi perché la fatica che hai fatto per imparare non sia vana.
    Scrivi perché scrivendo puoi sognare e far sognare.
    Scrivi perché le tue idee possano prendere forma.
    Scrivi perché ciò che è in te possa uscire da te e incontrare gli altri.
    Scrivi per liberare emozioni.

    Scrivi per custodire ricordi.
    Scrivi per arricchire il tuo spirito.
    Scrivi per divertirti con le parole e con l’immaginazione.
    Scrivi come quando hai fame, come quando hai sete,
    come quando hai voglia di gridare o di ridere a squarciagola
    così che scrivere sia anch’esso il tuo grande bisogno,

    il tuo maggior vizio.
    Scrivi e sarai un guerriero di parole,
    scrivere sarà sempre una grande forza
    la tua grande forza.

     

     

  • FIABE

    Le fiabe sono sogni, miti, messaggi filosofici.

    Le fiabe sono l’altra dimensione: l’irreale.

    Si raccontano ai bambini per farli dormire, agli adulti per farli sperare.

    Sono la medicina dei guai, l’invenzione della felicità.

    Sono il brutto che si fa bello, il povero che si fa ricco, l’amore che arriva a cavallo, il buono che viene premiato, il cattivo che riceve la giusta punizione … sono appunto fiabe, l’antitesi del reale.

    Le fiabe sono quel che si vorebbe che fosse: un anelito di perfezione, uguaglianza, giustizia, ma soprattutto felicità.

    E la felicità è tutta lì nel motto finale, nel paradiso dei tutti “felici e contenti” con quel rafforzativo di sinonimi a rimarcare l’evento paradossale.

    Se stasera vi dovessi raccontare una fiaba che m’inventerei?

    Ecco:

    “C’era una volta un mondo dove gli uomini non nacquero mai, era quello il tempo della loro felicità …”

    Buonanotte principi, principesse e cavalieri

    e che domani sia meglio di ieri!

    Da Tosca Pagliari.

  • BALLATA DI PIOGGIA

     

     

     

    Tic tac

    pioggia balla

    tic tac

    faccia bagnata

    tic tac

    cuore gelato

    tic tac

    pioggia canta

    tic tac

    lacrime nere

    tic tac

    pioggia strilla

    tic tac

    rospo in gola.

    (Tosca Pagliari – settembre 2015)

  • MEZZA LUNA

    Occhi di stelle

    occhi di bimbo:

    “Chi ha rotto la luna?”

    Pelle di cielo

    nembo

    di velo.

    Denti di latte

    fuga dal letto:

    “Chi ha rotto la luna?”

    Sogno

    d’ingegno

    promessa di fare

    coraggio d’osare:

    “Domani aggiusto la luna!”

    Occhi di buio

    dondolio

    di anni

    e di disinganni

    occhi di uomo.

    Atomo

    acceso di luce riflessa

    mezza luna

    sospesa  perplessa:

    “Domani chi aggiusta la luna?”

    Risposta nessuna.

    (Tosca Pagliari – settembre 2015)

     

  • REGALI D’ESTATE

     

    Mi regala il vento

    odore di mare

    la mia pelle

    odore di sole.

     

    Un’altra estate

    il tempo mi regala

    un altro compleanno.

     

    Ortensie celesti

    candide pomelie

    rossi gerani

    mi regalano

    i fiori

    festa di colori.

     

    Occhi chiusi

    e voli lontani

    mi regalo ricordi

    schiudo scrigni

    di  nostalgia.

    ( Tosca Pagliari 16 luglio 2015).

     

     

     

     

  • La “RESILIENZIA” ovvero l’arte di fare uno sberleffo alle avversità della vita.

    “In psicologia, la RESILIENZIA è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.(“https://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza_%28psicologia%29).

    “lL termine “resilienza” in origine proveniva dalla metallurgia: indica, nella tecnologia metallurgica, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. Così anche in campo psicologico: la persona resiliente è l’opposto di una facilmente vulnerabile. Etimologicamente “resilienza” viene fatta derivare dal latino “resalio”, iterativo di “salio”. Qualcuno propone un collegamento suggestivo tra il significato originario di “resalio”, che connotava anche il gesto di risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare, e l’attuale utilizzo in campo psicologico: entrambi i termini indicano l’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi, nonostante le difficoltà.(http://www.pietrotrabucchi.it/resilienza.asp).

    E’ della serie “Quel che non ti ammazza ti fortifica” e si basa anche su quel che io definisco “Il principio d’Archimede della disperazione”, per cui una volta che sei sott’acqua e tocchi il fondo una spinta vitale ti rispedisce a galla.

    Sta di fatto che l’essere umano ha molte più energie di quanto possa immaginare, del resto è in cammino da migliaia e migliaia di anni e, studiando la storia, si nota benissimo attraverso quali sconvolgimenti di ogni genere sia dovuto passare. Sicchè oramai possiede questo meccanismo interno per cui resetta l’avversità trasformandola in esperienza per sopravvivere nel presente e per crearsi scudi nel futuro.

    L”‘homo resiliente” lo identifico come una pallina di gomma rimbalzante (quelle comunemente chiamate “palla pazza” –  già il concetto di pazzia implica il rompere gli schemi-). Dunque questa pallina che va a sbattere contro un muro non si scalfisce affatto, riceve solo la spinta per andare oltre a sbatacchiare da qualche altra parte e così via. Ogni avversità è una spinta nuova, un volo verso un’altra possibilità. E tra un salto e l’altro immagino uno sberleffo, migliaia di sberleffi al posto di tante lacrime.

    Di “filosoficherie” ne ho fatte tante su questo blog, ma questa non mi sembra affatto stramba e le fonti l’avvalorano.

    Buon inizio d’estate e andate “rimabalzando” sotto il sole!