Palla luna che rimpalla
casca in mare e torna a galla.
Palla luna che rimbalza
casca in mare e si rialza.
Palla luna acqua ribalta
si rigira e in cielo salta.
Palla luna a palla gioco
finché è notte ancora un poco.
(Tosca Pagliari- 8 luglio 2017)
Per mia natura sono curiosa. La tecnologia mi affascina. La tecnologia non è un demonio come molti rimbrottano, borbottano e si professano mancati cavernicoli. Demonio semmai siamo noi quando ne facciamo un uso sbagliato. La tecnologia è progresso, è risorsa, è il mondo in un palmo di mano. Poi ci siamo noi con questo giocattolo e le manie d’onnipotenza, noi dell’era “homo scemens scemens”.
Detto questo passo all’argomento.
LA PIATTAFORMA !!!
LA PIATTAFORMA digitale: l’universo parallelo dove andare a svolgere la vita pratica, burocratica, meritocratica.
Fantastica! Un circuito stimolante di input e feed back, di step by step, community e network…
Al di là di questo delirio altisonante d’italiano perduto e d’inglese incalzante. Incalzante perchè? Ma perchè calza a pennello, il temirne rende, il linguaggio internazionale e dei media se è in inglese non è mica a caso. Qui ci starebbe una di quelle emoticon che ridono con le lacrime, ma non ce la metto che ormai è diventato anche banale.
Ma dove lo trovo stamattina questo insulso e gratuito sarcasmo?
EH! EH! Lo trovo nell’aggiornamento, nella professionalità docente, nei crediti e discretiti di chi non è innovativo, di chi viene affamato col “bonus”: bocconcino appeso alla lenza e lì che ti pesco e fatti pescare se no resti pesce piccolo e puzzolente di inettitudine.
EH! EH! Lo trovo nella PIATTA FORMA! Questa forma piatta dove l’umanità diventa username e password, soldatini omologati alla ricerca del sapere eccezionale.
Ora ce n’è una interessantissima (per davvero senza sarcasmo) si chiama SOFIA (Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti). Fantastica (senza sarcasmo) soprattutto geniale l’acronimo “Sofia” dal greco greco antico σοφία (sophia): “sapienza” “saggezza”. E’ talmente bella questa piattaforma che pare sia obbligatoria .Qui il sarcasmo c’è? Non lo so, a volte non mi conosco. E penso sempre a quel tizio, sempre greco sempre, che diceva: γνῶθι σαυτόν (gnōthi sautón ovvero conosci te stesso). Certo che andare verso il globale con incertezze sul personale non è facile, magari in tempi moderni una piattaforma per lo scopo si potrebbe avere? Una bella piattaforma di lancio per raggiungere il proprio universo interiore, una bella piattaforma di lancio per far partire le nuove generazioni verso un futuro migliore. Si può avere? Ecco ora magari me ne danno una vera in mezzo al mare e …così stai lì buona buona che di rompib#### in giro ce ne sono già troppi! …
Comunque per non annoiarvi, o forse per annoiarvi meglio vi racconto una storia. Anzi no, un reality che fa più effetto!
In un progetto di dispersione scolastica improntato sulle nuove tecnologie, in una scuola che non vi dico, tanti anni fa ma non troppi, si stabilirono gruppi pomeridiani con due insegnanti per gruppo. Per farmi dispetto (Perchè me li fanno? Poveretti che colpa ne hanno se io ho un talento naturale per essere antipatica!).
Allora, per farmi dispetto, mi misero insieme ad una collega molto anziana, ma non troppo, che il PC non lo sapeva neanche accendere. Io lo sapevo accendere, spegnere e nell’intermezzo ricavarci qualcosina d’interessante per quel bel gruppetto di scatenati, ognuno alle prese con i propri problemi tradotti nel loro meraviglioso multilinguaggio infantile. Già, perchè per chi legge di me solo adesso, sono una maestrina della scuola primaria e, con tutto il rispetto per gli altri gradi scolastici, fiera di esserlo, me ne faccio vanto.
Sicchè io ero la maestrina anche allora, quella moderna che usava strumenti a misura delle nuove generazioni. La mia collega, anch’ella maestrina, era quella antica, obsoleta, squalificata dalla mancanza d’innovazione, emarginata per il mancato aggiornamento, non aveva ideea di software didattici e spazi virtuali da piattaforma. Era quella scadente che me l’avevano data per dispetto: Tiè così t’arrangi da sola!
Ma lei aveva il sorriso giusto, la calma giusta, la parola giusta, il modo giusto per placare, consigliare, aiutare ogni bambino. Con un nulla arginava le baruffe, con un alito trasmetteva la voglia di fare, con una pazienza infinita guidava le fiere scatenate trasformandoli in mansueti agnellini vogliosi di sapere. E questo sicuramente perchè era una sua dote, ma soprattutto perchè L’ESPERIENZA l’aveva formata, le aveva dato una forma tutt’altro che piatta.
In conclusione mi pare che oramai si stia esagerando là dove non si riconosca più la validità della VERA ESPERIENZA sul campo, soppiantandola unicamente con titoli da conseguire su una piattaforma, con titoli da conseguire con i soldi che ti danno per contentino, al di là del rinnovo di un contratto. Inoltre con la lotta da “fila per prendere il pane con la tessera” per il bonus d’istituto. Ma venitemi a trovare in classe, ma parlate con i miei alunni, ma toccate con mano il mio lavoro e datemi quello che mi spetta per arrivare a fine mese senza stirare il collo. Tutto il resto che ben venga, ma senza esagerare, senza edulcorare e gettare fumo negli occhi, senza paradossi burocratici di vario genere.
Sono pronta, voglio imparare meglio per insegnare meglio. Sono interessata alle novità (ora mi sono lasciata affascinare dal coding, non vedo l’ora di saperne di più e metterlo in pratica), ma per carità, lasciatemi dire, il troppo storpia e le prese in giro non piacciono a nessuno. A me poi mandano su di giri e quando sono su di giri, se non parlo col tono inviperito non respiro e peggio ancora se non scrivo col tono inviperito muoio. Ma dato che mi piace vivere …
… e poi non dite che non vi avevo avvertito che ho un talento naturale per essere antipatica!
N.B. Per te che sei arrivato/a a leggere fin qui un “bonus” speciale. Quale? Dimmi tu! Fatti sentire.
I DISCUSSI DI MO NANNU
N’JORNU MO NANNU MI VARDAU
E TUTTO SERIU MI CUNTAU:
-CU AVI N’AMICU AVI ‘N TRISORU!
IU ARRISTAI CUNFUSU E PINSAI
CU TRISORU ERANU SULU TANTI COSI D’ORU
NO UNU CU CUI CI PASSI TEMPO ASSAI
CI JOCHI E TI SCIARRII,
FAI PACI E ‘NSEMI CI TORNA FURRII.
MA MO NANNU CA MI SAPEVA COTTU E CRUDU
MO NANNU CA È ‘N CRISTIANU TANTU SPERTU
MI CUNTINUAU A PARRARI A CORI APERTU
SPIRANNU CA MI S’APRISSI U CIRIVEDDU.
ACCUSSI CUNTINNUAU:
-ARRIUODDITI CA CU TU VOLI MALI TI FA RIDIRI
E CU TI VOLI BENI TI FA CHIANCIRI
NON SEMPRI I COSI SU COMU TI PARUNU A TIA.
ARRIUODDITI CA CARCIRI, NICISSITÀ E MALATIA
SI VIDI U CORI D’AMICI!
IÙ ERA SEMPRI PIÙ CONFUSU
CA PERSUASU
E CI VULIA RISPUNNIRI: – MA CHI DICI!
PI EDUCAZIONI MI STETTI SODU
E PINSAI CA PRIMA O POI IN QUACCHI MODU
U SIGNIFICATU S’AVISSI FATTU CHIARU
ALLI VOTI ‘NTA TESTA MI S’ADDUMAVA ‘N FARU.
PASSAU TEMPO E ‘N JORNU
CA MI PAREVA DI STARI O NFERNU
MI TRUVAI CU CORI NIURO E L’OCCHI DI CHIANTU
PISTATI E VUNGHI TANTU.
CHE M’AVA CAPITATU CHI VU CUNTU A FARI
CA NON È CHISTU DI CUI VAIU A PARRARI.
VI CUNTO SULU CA QUANNU
U MUNNU ‘N CODDU MI STAVA CASCANNU,
QUANNU A TESTA N’AVIA CHIU UNNI NTAPPARI,
CI FU UNU CA MI DISSI: – NON TI SCANTARI
CA A MORTI SULU NON C’È RIPARU.
POI MI STUIAO L’OCCHI PARU PARU
MI VADDAU N’TA FACCI E CUNTINNUAU A PARRARI:
NON TI SCANTARI, U SAI CHI TI DICU
CI SOGNU IU CA CU TIA, SUGNU TO AMICU!
FU TANNU
CA CAPII I DISCUSSI DI MO NANNU.
I discorsi di mio nonno.
Un giorno mio nonno mi guardò
e tutto serio mi raccontò:
-Chi ha un amico ha un tesoro!
Io rimasi confuso e pensai
che il tesoro erano solo tanti oggetti d’oro
non uno con cui ci passi il tempo a lungo
ci giochi, ci litighi
fai pace e insieme ci continui ad andare in giro.
Ma mio nonno che mi conosceva cotto e crudo
mio nonno che è una persona tanto intelligente
mi continuò a parlare a cuore aperto
sperando che mi si aprisse il cervello.
Così continuò:
-Ricordati che chi ti vuole male ti fa ridere
e chi ti vuole bene ti fa piangere
non sempre le cose sono come ti sembrano.
Ricordati che in caso di carcere, necessità e malattia
si vede il cuore degli amici.
Io ero sempre più confuso
che persuaso
e gli volevo rispondere:-Ma che dici!
Per educazione rimasi zitto
e pensai che prima o poi in qualche modo
il significato si sarebbe fatto chiaro
alle volte in testa mi si sarebbe acceso un faro.
Passò del tempo e un giorno
che mi sembrava d’essere all’inferno
mi ritrovai col cuore nero e gli occhi di pianto
gonfi così.
Che cosa mi fosse capitato che ve lo racconto a fare
che non è di questo che vi devo parlare.
Vi racconto solo che quando
il mondo addosso mi stava cascando,
quando non avevo più dove andare a sbattere la testa,
ci fu uno che mi disse :-Non ti spaventare
che solo alla morte non c’è rimedio.
Poi mi asciugò gli occhi per bene
mi guardò in faccia e continuò a parlare:
-Non ti spaventare, lo sai che ti dico
ci sono qua io con te, sono tuo amico!
Fu allora
che compresi i discorsi di mio nonno.
TUTTI O MUNNU AVISSIRO AVIRI N’AMICU
N’AMICU È COMU U VENTU
C’ARRIVA CCU NA CIUSCIATA E NTA MUMENTU
DO CORI STI SCIPPA OGNI LAMENTU.
N’AMICU È COMU U SULI A MATINATA
CA TI SPUNTA NTA L’ANIMA SCURIATA
E SUBITU T’AGGHIORNA NA RISATA.
N’AMICO AVI ‘N CORI RANNI COMU U MARI
E N’TA DU MARI ANNEIA LE SCERRE AMARI
E TUTTI QUANTI LI TICHETTI CA CI POI FARI.
N’AMICU AVI OCCHI CA LEGGIUNU PINSERI
E NON CI POI AMMUCCIARI NÈ DISPIACIRI NÉ DISIDERI
NÉ COSI MUNSIGNARE NÈ COSI SINCERI.
N’AMICO SI PRESTA NTA OGNI SITUAZIUNI
E NON S’INVENTA SCAGIUNI
PI FARISI A LARGA DA QUESTIUNI.
N’AMICO È TALE E QUALI COME A TIA
PI CHISTU TI AVI ‘N SIMPATIA
N’AMICO È U TO SPECCHIO E U TO TISORU
TANTI VOTI È CHIÙ DI ‘N FRATI O DI NA SORU.
TUTTI O MUNNU AVISSIRO AVIRI N’AMICU
E TUTTI L’AMICI A MANU S’AVISSIRU A DARI
A MANU A UNU A UNU STRITTA STRITTA
FORMANNU ‘N NASTRO UNICU
E FALLU SVINTULIARI
CU SUPRA STA FRASI SCRITTA:
“ INSEMI A STU MUNNU AMU A STARI
E COSE BONE AVEMU A POTIRI FARI”.
Maggio 2017
TUTTI AL MONDO DOVREBBERO AVERE UN AMICO
Un amico è come il vento
che arriva come un soffio e in un momento
dal cuore ti strappa ogni lamento.
Un amico è come il sole in mattinata
che ti spunta nell’anima oscurata
e subito ti sorge una risata.
Un amico ha il cuore grande come il mare
e in quel mare annega le litigate amare
e tutti i dispetti che gli puoi fare.
Un amico ha occhi che leggono i pensieri
e non gli puoi nascondere né dispiaceri né desideri
ne cose bugiarde né cose vere.
Un amico si presta in ogni situazione
e non s’inventa scuse
per farsi alla larga dalla questione.
Un amico è tale e quale come te
per questo ti ha in simpatia
un amico è il tuo specchio e il tuo tesoro
a volte è più di un fratello o di una sorella.
Tutti al mondo dovrebbero avere un amico
e tutti gli amici la mano si dovrebbero dare
la mano ad uno ad uno stretta
formando un nastro unico
e farlo sventolare
con sopra questa frase scritta:
“Insieme a questo mondo dobbiamo stare
e cose buone dobbiamo poter fare”.
(La maestra).
Coraggio bambini e bambine
presto la scuola avrà fine,
vi aspettano giorni di sole
e in silenzio resteranno le aule.
Vi aspetta il mare turchese
coraggio all’estate manca meno di un mese!
Vi aspetta la fresca montagna
e nera di noia resterà la lavagna.
Vi aspettano corse a perdifiato
tra i rossi papaveri del prato,
il fischio dell’omino del gelato
e il filo al tuo polso legato
di un aquilone colorato.
Vi aspettano giorni di valigie e viaggi
alla scoperta di nuovi paesaggi.
Coraggio bambini e bambine
presto la scuola avrà fine
il tempo vola veloce
e l’estate vi chiamerà a piena voce.
(Tosca Pagliari, maggio 2017).
Per una verifica d’Italiano in classe quarta, mi serviva un testo poetico semplice alla portata di bambini di scuola primaria, ma che al tempo stesso che racchiudesse tutte le peculiarità studiate. Non so quanto ci avrei messo a cercarla e se mai l’avrei trovata così come la volevo io, così me la sono inventata. La pubblico qui, magari a qualcuno dovesse servire.
PROVA DI VERIFICA ITALIANO QUARTO BIMESTRE
(COMPRENSIONE DEL TESTO)
NOME…………………………………………COGNOME………………………………………………CLASSE……………….DATA………
E ARRIVERÀ L’ESTATE
E arriverà l’estate
all’improvviso,
il sole mi scotterà il viso
e saranno liete le giornate.
Il tempo avrà un battito lento,
la mia fantasia
volerà come aquilone nel vento
e la noia mi chiederò cosa sia.
Sarò guizzante pesce di mare
sarò lucertola stesa al sole a riscaldare.
Andrò al ritmo del cri cri dei grilli
amerò i silenzi e i gioiosi strilli.
E arriverà l’estate
come un’amica che torna da lontano
portando in mano
pesche vellutate.
Sarò trotto di puledro selvaggio
spianate spiagge e freschi boschi
percorrerò perdendomi a perdifiato.
(La maestra- Tosca Pagliari – maggio 2017).
Dopo aver letto attentamente questo testo, rispondi alle seguenti domande.
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Metti una crocetta sulla risposta appropriata
Soltanto visivi visivi, uditivi e tattili visivi, uditivi e olfattivi visivi e uditivi.
Stanchezza e paura Gioia, spensieratezza e libertà Tristezza e monotonia
Preoccupazione e sconforto .
Parlano le madri parlano
trepidano le madri
s’affannano le madri.
Hanno battiti di cuore accelerati
e il respiro intenso.
Hanno l’allerta del segugio
il balzo della tigre
l’ala della chioccia.
Hanno un grembo che sgrava
e resta aperto per tutta la vita
giaciglio pronto per ogni debolezza
per ogni paura, per ogni tristezza.
In ognuna di loro
piange una donna
e combatte una guerriera.
Parlano le madri
hanno tutte le stesse parole
le stesse ansie
gli stessi sogni distesi
sui ponti lontani
del futuro.
Parlano le madri
e parlano i loro occhi
con luci d’orgoglio
apprensione e smarrimento.
Parlano le madri
con voce tremante
con senso di colpa
con voce decisa
con tono di difesa
con voce contenta
con tono di vanto
con voce perplessa
di domanda senza risposta.
Parlano le madri
parlano tutte le madri del mondo
parlano tutte la stessa lingua.
(Tosca Pagliari – dicembre 2015)
Mamma è una parola antica
una parola amica.
Mamma è una parola precoce
che fa dolce la voce.
Mamma è una parola corta
ma che a lungo conforta.
Mamma è una parola grande
come un grembo
e piccola come un sussurro.
E’ come il sole in un cielo azzurro
che illumina la strada della vita
di gioia infinita.
Mamma è una parola tra le tante
ma è la più importante
che ci sia
e oggi che è la tua festa
mi batte nel cuore, mi frulla nella testa
per questo t’abbraccio forte mamma mia.
La maestra
(Tosca Pagliari- maggio 2017)
Altre poesie dedicate alla figura della mamma:
Le mamme del nuovo millennio
http://www.lefotosalvate.com/blog/le-mamme-del-nuovo-millennio/
Parlano le madri
Madre
Mi serviva una poesia per un lavoro sull’identità con i miei alunni, siccome non l’ho trovata ho pensato di scriverla io. Poi si vedrà l’effetto su di loro, intanto eccola.
IO SONO
Io sono me
e un altro uguale non c’è
non lo trovi neanche a girare tutto il mondo
non lo trovi né in cielo né nel mare più profondo.
Io sono il mio viso
il mio sguardo, il mio sorriso.
Io sono i miei pensieri
e tutti i miei desideri.
Io sono le mie paure
i miei sogni e le mie avventure.
Io sono tutte le mie sconfitte e le mie vittorie
io sono una storia tra migliaia di storie.
Io sono la pace e la baruffa
il mio silenzio e la mia smorfia buffa.
Io sono la quiete e la tempesta
sono io dai miei piedi alla mia testa.
Io sono il bambino che
adesso
guardo riflesso
nello specchio e quello
ancor più bello
che riconosco
nel mio animo nascosto
dove tutto il mio amore è riposto.
La maestra
Non voglio più sporcare
le acque del mare
voglio acque trasparenti
e pesci lucenti.
Voglio aria pulita
e natura fiorita.
Non voglio più trovare
rifiuti sparsi ad inquinare
la Terra che è madre amorosa
e ci sfama senza posa.
Voglio campi di grano maturo
distese di sano futuro,
voglio sapore di frutta squisita
voglio mordere la vita.
(La maestra)
(Tosca Pagliari-marzo 2017).